Le caratteristiche tecniche dell’aeroplano Farman F200 utilizzato da Bassanesi per il volo su Milano.

Per dare la possibilità al lettore di valutare i rischi legati all’impresa di giovanni Bassanesi del 1930 ho deciso di riportare le caratteristiche tecniche, estratte dalla pubblicistica specializzata dell’epoca, dell’ aplppparechio Farman F200 utilizzato dal piloto valdostano proponendo anche un loro confronto con quelle di un velivolo militare da caccia coevo.

Dai dati appare come il Farman di Bassanesi con una potenza di soli 120CV non era assolutamente in condizione di competere con aerei da combattimento dotati di una potenza superiore a 500CV e di massa non molto maggiore. Questa differenza di potenza specifica si traduceva in prestazioni nettamente inferiori del Farman che, a 2000 mt. D’altitudine, non riusciva a superrare i 140 km/h di velocità,cioè oltre 100 km/h in meno di quella raggiungibile dai caccia. Quindi, un apparecchio dell’aviazione fascista, purchè decollato tempestivamente, sarebbe stato in gradi di intercettare il velivolo di Giustizia e Libertà prima del suo rientro nelnei cieli svizzeri. E’ da notare anche la capacità di carico del Farman di appena 200kg passegero compreso. Non conosco il peso di Gioachino Dolci, il compagno di impresa di Bassanesi, e nemmeno quello di due paracaduti dell’epoca, ma è evidente che, se il pilota voleva trasportare almeno un quintale di volantini, doveva rinunciare a caricare qualsiasi altro oggetto non strettamente indispensabile al volo anche a costo di rinunciare alla possibilità di salvarsi lanciandosi dall’apparecchio.

Giovanni Bassanesi e la genesi dell’idea del volo su Milano e varie note ad esso relative.

DSC01340scontornato1Bassanesi deve buona parte della sua celebrità al suo volo su Milano del luglio 1930. Chi fosse interessato ad un resoconto di questa azione e del processo che ne ha rappresentato l’epilogo può ascoltarne la narrazione da viva voce di uno dei protagonisti accedendo al link Http://www.metarchiv.it/dett_documento.asp?id=10134&tipo=fascicoli_documenti dell’Istituto Storico della resistenza del Piemonte che permette l’ascolto dell’audio di una conferenza tenuta da Tarchiani nell’ambito di un ciclo di incontri sull’antifascismo dedicato agli alunni delle scuole superiori torinesi e organizzato da Antonicelli.

LA PATERNITA’ DEL VOLO

Ciò che in questa occasione mi interessa analizzare non è il raid milanese in quanto tale ma piuttosto concentrarmi sulla fase della sua ideazione e sul ruolo che in essa ha svolto il nostro eroe. Sostanzialmente mi propongo rispondere ad una domanda che si è già posto Franco Fucci nel volume “Ali contro Mussolini”1 La domanda è “Anzitutto ; di chi fu l’idea”. Per rispondere devo necessariamente ricostruire brevememente la cronologia degli avvenimenti che hanno interessato il gruppo di fuoriusciti che tra l’estate del 1930 e quella del 1931 hanno dato forma e vita all’organizzazione antifascista “Giustizia e Libertà” partendo dalle testimonianze dei protagosti per poi passare a ripercorrere gli scritti degli studiosi che si sono occupati di questa vicenda.

La pazzia del duce fa strage

Domenica, 11 aprile 1926
CORRIERE DEGLI ITALIANI
Quotidiano esce a Parigi perchè il fascismo ha soppresso in Italia la libertà di stampa.

La pazzia del Duce fa strage
Amici lettori, questa volta, in mezzo a tanto dolore, vi diamo modo di smascellarvi dalle risa.
Leggete questa lettera che il Signor Gerbore, pretore di Aosta, pubblica sui giornali per salutare la popolazione valdostana, dopo essere stato chiamato a Roma nella « troupe » dei segretari particolari del duce.
« Agli amici tutti Valdostani.
Quegli che solo conosce la sincerità e la profondità dei sentimenti e misura la forza della passione di ogn’uno; Colui che solo si ricorda di tutti per il giorno della gioia e per quello sovratutto della prova; Chi le manchevolezze ed i meriti di ciascuno pone in non cale di fronte all’ardore della sua fede,
a punizione di mia colpa,
a premio di ogni fatica,
improvvisamente mi ha posto al punto di scegliere tra la piccola patria, riacquistata dopo lungo esilio ed il sogno superbo di lavorare (malgrado tutte le mie insufficienze) a lato e per quel duce meraviglioso che Dante stesso, il vate della razza auspicò all’Italia.
L’occhio mio innamorato del candore delle nostre vette sublimi si cela; il petto che voluttuoso aspirava le forti e vitali aure della stirpe s’arresta; trema gemendo l’anima mia.
Piego il ginocchio, la fronte abbatto riverente sulla terra dei miei Vecchi e piango.
Poi balzo in piedi, grido come un forsennato: « Io v’amo! » e fuggo.
La realtà di ogni cosa divina e umana è Roma!…
Ma per ogni cuore ben nato, sacro è il debito di gratitudine per la sua piccola terra natia; e io nonlo scorderò!

[La raccolta del Corriere degli Italiani è disponibile in linea nel sito della Biblioteca Nazionale Braidense della quale sono debitore per il file del giornale contenente l'articolo quì riprodotto]

Le camicie nere in Valle d’Aosta e Canavese nelle richieste di brevetto per la Marcia su Roma

Il fascismo in Valle d’Aosta. Dalla sua nascita alla presa del potere.

E’ convinzione diffusa che il fascismo, ai suoi esordi, sia penetrato con una certa lentezza e difficoltà in Valle d’Aosta. Le ragioni di tali difficoltà vengono ricosciute nella struttura sociale della popolazione della vallata che la rende impermeabile alla propaganda del nuovo movimento politico.

Giovanni Bassanesi e l’affaire Moulin.

In questo post ho intenzione di raccogliere una serie di materiali bibliografici relativi a Giovanni Bassanesi e in particolare all’affaire legato all’arresto di Lèo Moulin per cercare, in qualche modo, di correggere quelle che ritengo delle inesattezze e degli errori contenuti nel capitolo 7 «Il cospiratore dilettante» del volume di Nebiolo a lui dedicato, a cominciare dall’identificazione stessa di Moulin. Infatti egli è il «grande agnostico medievale agnostico» e non un suo omonimo come pretende Nebiolo.
Il primo contributo proposto è uno scambio di lettere fra Francesco Luigi Ferrari, segretario in esilio a Bruxelles del Partito Popolare e il suo presidente Luigi Sturzo allora a Londra.
Nel primo paragrafo trascritto, Ferrari si riferisce proprio al Moulin quando scrive «quell’amico belga» anche se, non lo cita esplicitamente. E’ desiamente strana l’espressione «quell’amico» utilizza per designarlo considerando le opinioni professate all’epoca dal belga che, in un’intervista, rilasciata parecchi decenni dopo, alla televisione del suo paese e reperibile on line con il titolo “Les dieux ont soit”. In essa l’intervistore ricostruendo sommariamente la sua biografia accenna alle sue simpatie, giovanili e precedenti l’arresto italiano, per l’estrema sinistra ed in particolare per Victor Serge senza essere smentito dall’interessato. Inoltre, non si capisce per quale motivo non citare esplicitamente Moulin con il cognome consederato che la missiva non poteva essere intercettata dalla polizia politica … oppure sì?
Comunque sia, la lettera dimostra la profonda amicizia, seppere molto recente (Bassanesi era stato espulso dalla Svizzera solo nel dicembre dell’anno prima ed è difficile immaginare che possa aver consosciuto Ferrari in epoca prefascista oppure a Parigi nel primo periodo del suo espatrio) che lega lo scrivente all’aostano tanto da spingere quest’ultimo a confidenze personali e familiari riguardanti la sorella e i suoi conflitti interiori generati dalla difficile militanza.
Sul piano più politico, i rapporti tra i due sono caratteristici di una stagione dell’antifascismo quando, probabilmente a causa dell’isolamento e dell’impotenza dei fuoriusciti, gli steccati ideologici tra i diversi movimenti e partiti non erano ostacoli insormontabili.
Altrettanto significativa appare la risposta di Sturzo a Ferrari. Il presidente del Partito Popolare è chiaramente in apprensione per un’eventuale coinvolgimento della sua organizzazione attraverso Fossati (Fossati è il destinatario di una delle lettere consegnate da Bassanesi a Moulin). In questa sede non è possibile un’analisi della figura di Fossati per la quale è necessario un ulteriore approfondimento. Ciò nonostante, la preoccupazione di Sturzo è un’ulteriore segnale della prossimità delle varie componenti dell’antifascismo non comunista che, nel caso di Bassanesi, era agevolata dalla sua modesta politicizzazione compensata da un notevole rigore etico che non poteva dispiacere a dei dirigenti cattolici.

Estratto dell’intervista a Léo Moulin. Il rifeimento alla sua incarcerazione è situato alla fine dell’intervista (durata circa 5 minuti e peso circa 25Mb)

Giusto Milesi e la squadra d’azione “Cesare Maria De Vecchi” di Pont-Saint-Martin.

[Le immagini storiche inserite nel post sono tratte, salva altra indicazione,  da: "Quattro anni di Passione - 1919-1923" di Enrico Portino, Edizione Piemonte, 1935. Ringrazio il Centro Studi Piero Gobetti di Torini di avermi concesso la possibilità di fotografarle.]

[5]1

giunti ad un dato punto, con un rapido dietrofront ci portammo di corsa alla Casa del Popolo invadendola di sorpresa e distruggendo quanto vi era da distruggere. L’azione fu fulminea e nemmeno i carabinieri ebbero il tempo di accorrgersene. Nessun ferito, vennero denunciati all’autorità giudiziaria il comandante Corrado Corradini, commandante l’azione, il centurione Milesi Giusto, scrivente, comandante la squadra di P. San Martino e la centuria Ivrea- Aosta. Per l’intervento dell’On Devecchi non si ebbe luogo a procedura.

2a Casa del popolo – Donaz.

Da lungo tempo attendevo un’occasione propizia per fare un po’ di pulizia in piccolo paese, retto da un assessore anziano rosso fuoco. Quante volte si dovette intervenire per far esporre le bandiere tricolori!

Il ritorno da Verrès colla intera squadra me ne fornì l’occasione.

Giunti all’ingresso del paese, misi un uomo di guardia che ci salvasse dalla sorpresa dei RR. CC. ed entrai nel borgo ove, alla prima casa una vistosa targa con su «Casa del Popolo» stava ad indicare ove la marmaglia ubriacona di Donas si dava convegno per cantare Bamdiera rossa e l’Internazionale. Quattro manganellate un po’ ovunque fecero di quel luogo un cumulo di macerie. Gli squadristi, non ancora pratici di simili azioni, distruggono tutto senza badare a quanto potrebbe servire. Là esposta una

Lettera del 12 settembre 1731 del Vibaillif Roget de Fesson

ASTCorte Lettere di particolari busta R 48

1 lettera

Monsieur

les intentions de sa majesté seront exactement suivies pour n’admettre que les originaux des provisions qui viennent de la cour de Rome en ce paÿs, et j’en ay informé m. le grand vicaire à la reception de la lettre dont votre excellence m’a honoré.

Je serai aussy attentif comme je le dois à tout ce que ferà le s.r Minoret officier françois qui jusqu’icy a vecu avec prudence et sans donner lieu de s’en plaindre.

Quant au S.r Passerin d’Antreves dont V.E. me fait l’honneur de me parler dans le troisieme article de sa lettre j’ay celuy de l’informer qu’il est vassal d’une tres petite juridiction

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Lettera dell’8 settembre 1730 del Vibaillif Roget de Fesson

ASTCorte Lettere di particolari busta R48

1 lettera

Monsieur

ensuitte des ordres du Roy que vous m’avez fait l’honneur de m’addresser par votre lettre du jour d’hier, je viens d’assembler le conseil des commis qui ne pouvoit avoir non plus que moy de plus grande consolation apres l’abdication que vient de faire S.M. de ses etats que d’en voir remplir la place par le Roy aujourd’huy regnant son digne successeur tant en son amour envers les peuples que dans touttes les autres qualitez qu’en faisoient le plus grand roy de l’univers, je luy avois voüé des mes plus tendres années un zele et une fidelité inviolable, vous avez bien voulu monsieur en ressouvenir S.M. J’espere que vous m’accorderez la meme grace aupres de la sacrée personne du roy n’ayant d’autre sentiment que ceux de me dedier sans reserve à son royal service.

J’ay l’honneur de joindre à ma lettre le certificat du conseil des commis pour l’enregistrement de l’acte d’abdication du 3 de

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Lettera del 6 settembre 1730 del Vibaillif Roget de Fesson

ASTCorte Lettere di particolari busta R 48

1 lettera

Monsieur

j’eus l’honneur par ma lettre d’hyer d’informer le Roy de quelques demandes qu’ont fait les vallesiens au chapitre du Grand S.t Bernard j’ay veu aujourd’huy m.r le Prevost qui m’a donné une copie de tout ce qui s’y est passé de leurs part, que j’ay l’honneur de vous envoier pour etre presentée à sa majesté, je ne peux rien y adjouter qu’en vous disant que je ne connois pas trop le prevost disposé à les contetr sur leurs demandes, et qu’il n’a pourtant que dux mois pour leurs ecrire son sentiment, j’ay l’honneur d’etre avec tout le respect possible

Monsieur

Votre tres humble tres obeissant et tres obligé serviteur

C A. Roget de Fesson

Aoste ce 6e 7bre 1730

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