Comunicazione a Giovanni Bassanesi della sua espulsione definitva da Giustizia e Libertà[1]

                                                                                                                                Parigi 10 aprile 1933
Signor Giovanni Bassanesi
Hotel Savoy – rue de Jarri[2]
PARIGI

Caro Bassanesi,

Il Comitato di “Giustizia e Libertà” mi ha dato l’incarico di comunicarle quanto segue:
“Udite ed esaminate le dichiarazioni da Lei fatte e le spiegazioni da Lei date nella seduta di goivedì scorso, il Comitato di “Giustizia e Libertà” conferma la sua sospensione sine die dal movimento per avere compiuti atti gravi di indosciplina e per avere, varie volte ricercati contatti e svolte trattative con autorità fasciste menomando così la serietà e la correttezza politica Sue e recando danno alle organizzazioni antifasciste di cui si poteva credere Lei fosse esponente”.
La su riportata decisione è stata presa ad unanimità.
Nel farle questa comunicazione voglio sperare che il provvedimento imposto a “Giustizia e Libertà” dall’interesse stesso della causa antifascista, il quale supera la Sua come le nostre persone, – La indurrà a riflettere sugli errori da lei commessi e confessati e che un periodo di tranquillo lavoro Le restituirà quel sicuro senso della realtà ch’è condizione indispensabile per ogno efficace collaborazione alla lotta.
Mi creda
Alberto Cianca

Note

[1] ACS Ministero dell’interno, Polizia politica, fascicoli personali, b. 87. Documento interamente dattiloscritto (compresa anche la sottoscrizione di Cianca contrassegnata da un tratto di matita rossa).
Ci si può domandare, onde verificarne l’attendibilità, come queta lettera sia pervenuta in possesso della PolPol. la ristpotsa a questo interrogativo verrà fornita dagli altri documenti che verranno pubblicati in questa categoria del blog.

[2] Si tratta dell’hotel Savoy sito in 9, rue de Jarry tuttora esistente ed in esercizio.

Prefazione

Giovanni Bassanesi , Giustizia e Libertà e le trame delll’OVRA[1]

In questa categoria è mia intenziane raccogliere una serie di documenti concernenti i rapporti di Bassanesi con il movimento Giustizia e Liberà. La loro origine è, in parte, l’archivio personale di Bassanesi e in parte le relazioni a Bocchini, il capo della polizia fascista, dei confudenti e spie dell’OVRA. Si tratta, salvo casi particolari, non di originali ma di trascrizioni dattilografate di copie manoscritte. A mia volta ho trascritto i testi da fotografie in alcuni casi di scarsa qualità dovuta alla fretta dettata dal deaisderio di “portare a casa” la maggior quantità possibile di materiale durante una mia scorribanda di mezza giornata all’Archivio Centrale di Stato della lontana nostra capitale. Mi riservo quindi, qualora lo ritenessi necessario, le opportune correzioni ad eventuali errori accumulati nelle varie trascrizioni in cascata . Si tratta comunque di lettere, relazioni, note, ecc. in buona parte inediti in quanto parte di un fascicolo ignorato da Nebiolo e Fucci[2] – i biografi di Bassanesi – i quali si sono concentrati essenzialmente, come si deduce dalle loro opere (pur in assenza di note archivitiche), nell’utilizzo degli inacartamenti conetenuti nel Casellario Politico Centrale e sui fascicoli della PolPol convenzionalmente indicati la dicitura “Materie”. Io invece ho “pescato” le mie informazioni nel fascicolo personale di Bassanesi raccolto dalla stessa PolPol nei fascicoli personali.[3]
Ciò, tuttavia, non mi impedirà, quando lo riterrò opportuno e per completezza espositiva, di avvalermi anche del voluminoso dossier Bassanesi del Casellario Politico.
Il lettore, nello scorrere al mia raccolta di i testi, dovrà sempre sempre tenere a mente la loro origine poliziesca e quinndi dovrà considerare con attenzione la loro attendibilità che se risulta buona nel caso degli scritti dei militanti giellisti, diventa discutibile a proposito delle relazioni dei confidenti dell’OVRA. Mi riservo, anche in questo caso ed una volta pubblicati i documenti, la facoltà, di procedere ad un loro esame critico cercando dei riscontri e delle conferme al loro contenuto sia nelle fonti archivistiche che in quelle bibliografiche.
Il primo documento, datato 10 aprile 1933, che presento è la comunicazione da parte di Alberto Cianca a Giovanni Bassanesi della sua espulsione definitiva da Giustizia e Libertà. Si tratta di un testo dal carattere formale e decisamente burocratico che, pur non presentando aspetti di particolare interesse trattandosi di una presa d’atto di una situazione ormai da lungo tempo deteriorata, rappresenta comunque una cesura nella vita di militante antifascista dell’aviatore aostano malgrado un suo riavvicinamnto, teporaneo ed infecondo, al movimento di Carlo Rosselli durante la guerra civile spagnola.

Note:

[1]L’indicazione dell’OVRA quale istituzione impegnata nel controllo, spioneaggio e manipolamento di Giovanni Bassanesi è impropria in quanto si trattava di una struttura operativa a carattere territorale costituente il braccio operativo della PolPol (Polizia Politica) destinata al compimemnto di operazioni di polizia che la loro complessità, la lore delicatezza n e per la loro natura più di intelligence che non investigativa, on potevano essere affidate ai funzionari degli uffici politici delle questure.l’OVRA quindi operava essenzialmente sul territorio nazionale che era stato oppurtanamente diviso in zone. Ho deciso di utilizzare lo stesso il termine OVRA in quanto più evocativo del più corretto PolPol.

[2] Gino Nebiolo “L’uomo che sfidò Mussolini dal cielo”Rubbettino editore, Soveria Mannelli, 2006
Franco Fucci “ Ali contro Mussolini, Mursia, 1978

[3] Si tratta dei cosidetti fascicoli verdi per distinguerli da quelli del Casellario Politico Centrale e dai fascicoli rossi. I primi due incartamenti riguardano gli oppositori del regime, il terzo invece i fiduciari dipendenti direttamente dalla PolPol. Questi fascicoli sono stati già ampiamente utilizzati da Mauro Canali nel suo monumentale “Le spie del regime”, Il Mulino, Bologna, 2004. L’archivio Centrale dello Stato ha provveduto a pubblicare on line l’inventario, seppure non del tutto completo, dei fascicoli verdi nell’ottobre 2015. L’incartamento Bassanesi della PolPol seppure meno completo e meni voluminoso di quello conservato nel casellario Politico Centrale (CPC) offre una maggiore ricchezza di contributi derivanti da fonti fiduciarie. Questa caratteristica particolare è dovuta al filtraggio subito dalle informazioni dtrasmesse dalla polizia politica al CPC e messo in atto per proteggere da una parte l’identità e la sicurezza degli informatori e dall’altra il lavorio di infiltrazione e provocazione espletato nei confronti dei militanti e delle organizzazioni antifascisce. Il casellario politico, pltre ai contributi della polizia politica, riceveva i rapporti e le segnalazione delle prefetture e quindi, indirettamente, quelli degli uffici politici delle questure.

Una relazione dei Carabinieri di Aosta su Giovanni BASSANESI.

La relazione qui di seguito trascritta è stata inoltrata al Comando Generale dei Carabinieri dal responsabile del gruppo di Aosta in occasione dell’esame del ricorso di Giovanni Bassanesi contro il provvedimento che lo avevva condannato a quattro anni di confino. Questo documento, pur non presentando elementi di particolare rilevanza in quanto si limita a fornire una ricostruzione biografica abbastanza approsimativa – ad esempio manca qualsiasi riferimento all’affaire Moulin – su vicende di Bassanesi già abbastanza note. Ciò nonostante essa fornisce un’interessante informazione sull’opinione che nutrivano le autorità locali di Aosta sulla pericolosità politica di Bassanesi che appare articolata e sensibile alla situzione particolare della Valle d’Aosta come terra di confine con la Francia e come futuro scenario di guerra. Un’altra informazione interessante fornita dall’ufficiale dei carabinieri riguarda la successione di Federico Bassanesi che viene stimata in 200000 lire corrispondenti a circa 150000 euro attuali. Si tratta di una cifra considerevole anche tenuto conto che Bassanesi aveva già ricevuto delle somme derivanti dalla successione paterna per aprire il suo negozio di fotografia a Nizza. Però questo denaro non era stato lasciato da Federico, suo padre, non a lui ma ai suoi figli, permettendogli solo disporne dei frutti fino lla loro maggiore età. E’ una conferma dei pessimi rapporti di Bassanesi con il padre che quindi lo avevva diseredato. Si tratta di una scelta che renderà difficoltoso, per la famiglia Bassanesi, l’accesso a questo capitale in un momento di profonde ristrettezze economiche e che avranno gravi conseguenze sulle condizioni di vita dei bambini che il nonno avevva voluto garantire. Infine, è da notare l’accenno nel rapporto alle facoltà mentali di Bassanesi delle quali sono i suoi stessi compagni di lotta a dubitare.

Le caratteristiche tecniche dell’aeroplano Farman F200 utilizzato da Bassanesi per il volo su Milano.

Per dare la possibilità al lettore di valutare i rischi legati all’impresa di giovanni Bassanesi del 1930 ho deciso di riportare le caratteristiche tecniche, estratte dalla pubblicistica specializzata dell’epoca, dell’ aplppparechio Farman F200 utilizzato dal piloto valdostano proponendo anche un loro confronto con quelle di un velivolo militare da caccia coevo.

Dai dati appare come il Farman di Bassanesi con una potenza di soli 120CV non era assolutamente in condizione di competere con aerei da combattimento dotati di una potenza superiore a 500CV e di massa non molto maggiore. Questa differenza di potenza specifica si traduceva in prestazioni nettamente inferiori del Farman che, a 2000 mt. D’altitudine, non riusciva a superrare i 140 km/h di velocità,cioè oltre 100 km/h in meno di quella raggiungibile dai caccia. Quindi, un apparecchio dell’aviazione fascista, purchè decollato tempestivamente, sarebbe stato in gradi di intercettare il velivolo di Giustizia e Libertà prima del suo rientro nelnei cieli svizzeri. E’ da notare anche la capacità di carico del Farman di appena 200kg passegero compreso. Non conosco il peso di Gioachino Dolci, il compagno di impresa di Bassanesi, e nemmeno quello di due paracaduti dell’epoca, ma è evidente che, se il pilota voleva trasportare almeno un quintale di volantini, doveva rinunciare a caricare qualsiasi altro oggetto non strettamente indispensabile al volo anche a costo di rinunciare alla possibilità di salvarsi lanciandosi dall’apparecchio.

Giovanni Bassanesi e la genesi dell’idea del volo su Milano e varie note ad esso relative.

DSC01340scontornato1Bassanesi deve buona parte della sua celebrità al suo volo su Milano del luglio 1930. Chi fosse interessato ad un resoconto di questa azione e del processo che ne ha rappresentato l’epilogo può ascoltarne la narrazione da viva voce di uno dei protagonisti accedendo al link Http://www.metarchiv.it/dett_documento.asp?id=10134&tipo=fascicoli_documenti dell’Istituto Storico della resistenza del Piemonte che permette l’ascolto dell’audio di una conferenza tenuta da Tarchiani nell’ambito di un ciclo di incontri sull’antifascismo dedicato agli alunni delle scuole superiori torinesi e organizzato da Antonicelli.

LA PATERNITA’ DEL VOLO

Ciò che in questa occasione mi interessa analizzare non è il raid milanese in quanto tale ma piuttosto concentrarmi sulla fase della sua ideazione e sul ruolo che in essa ha svolto il nostro eroe. Sostanzialmente mi propongo rispondere ad una domanda che si è già posto Franco Fucci nel volume “Ali contro Mussolini”1 La domanda è “Anzitutto ; di chi fu l’idea”. Per rispondere devo necessariamente ricostruire brevememente la cronologia degli avvenimenti che hanno interessato il gruppo di fuoriusciti che tra l’estate del 1930 e quella del 1931 hanno dato forma e vita all’organizzazione antifascista “Giustizia e Libertà” partendo dalle testimonianze dei protagosti per poi passare a ripercorrere gli scritti degli studiosi che si sono occupati di questa vicenda.

La pazzia del duce fa strage

Domenica, 11 aprile 1926
CORRIERE DEGLI ITALIANI
Quotidiano esce a Parigi perchè il fascismo ha soppresso in Italia la libertà di stampa.

La pazzia del Duce fa strage
Amici lettori, questa volta, in mezzo a tanto dolore, vi diamo modo di smascellarvi dalle risa.
Leggete questa lettera che il Signor Gerbore, pretore di Aosta, pubblica sui giornali per salutare la popolazione valdostana, dopo essere stato chiamato a Roma nella « troupe » dei segretari particolari del duce.
« Agli amici tutti Valdostani.
Quegli che solo conosce la sincerità e la profondità dei sentimenti e misura la forza della passione di ogn’uno; Colui che solo si ricorda di tutti per il giorno della gioia e per quello sovratutto della prova; Chi le manchevolezze ed i meriti di ciascuno pone in non cale di fronte all’ardore della sua fede,
a punizione di mia colpa,
a premio di ogni fatica,
improvvisamente mi ha posto al punto di scegliere tra la piccola patria, riacquistata dopo lungo esilio ed il sogno superbo di lavorare (malgrado tutte le mie insufficienze) a lato e per quel duce meraviglioso che Dante stesso, il vate della razza auspicò all’Italia.
L’occhio mio innamorato del candore delle nostre vette sublimi si cela; il petto che voluttuoso aspirava le forti e vitali aure della stirpe s’arresta; trema gemendo l’anima mia.
Piego il ginocchio, la fronte abbatto riverente sulla terra dei miei Vecchi e piango.
Poi balzo in piedi, grido come un forsennato: « Io v’amo! » e fuggo.
La realtà di ogni cosa divina e umana è Roma!…
Ma per ogni cuore ben nato, sacro è il debito di gratitudine per la sua piccola terra natia; e io nonlo scorderò!

[La raccolta del Corriere degli Italiani è disponibile in linea nel sito della Biblioteca Nazionale Braidense della quale sono debitore per il file del giornale contenente l'articolo quì riprodotto]

Le camicie nere in Valle d’Aosta e Canavese nelle richieste di brevetto per la Marcia su Roma

Il fascismo in Valle d’Aosta. Dalla sua nascita alla presa del potere.

E’ convinzione diffusa che il fascismo, ai suoi esordi, sia penetrato con una certa lentezza e difficoltà in Valle d’Aosta. Le ragioni di tali difficoltà vengono ricosciute nella struttura sociale della popolazione della vallata che la rende impermeabile alla propaganda del nuovo movimento politico.

Giovanni Bassanesi e l’affaire Moulin.

In questo post ho intenzione di raccogliere una serie di materiali bibliografici relativi a Giovanni Bassanesi e in particolare all’affaire legato all’arresto di Lèo Moulin per cercare, in qualche modo, di correggere quelle che ritengo delle inesattezze e degli errori contenuti nel capitolo 7 «Il cospiratore dilettante» del volume di Nebiolo a lui dedicato, a cominciare dall’identificazione stessa di Moulin. Infatti egli è il «grande agnostico medievale agnostico» e non un suo omonimo come pretende Nebiolo.
Il primo contributo proposto è uno scambio di lettere fra Francesco Luigi Ferrari, segretario in esilio a Bruxelles del Partito Popolare e il suo presidente Luigi Sturzo allora a Londra.
Nel primo paragrafo trascritto, Ferrari si riferisce proprio al Moulin quando scrive «quell’amico belga» anche se, non lo cita esplicitamente. E’ desiamente strana l’espressione «quell’amico» utilizza per designarlo considerando le opinioni professate all’epoca dal belga che, in un’intervista, rilasciata parecchi decenni dopo, alla televisione del suo paese e reperibile on line con il titolo “Les dieux ont soit”. In essa l’intervistore ricostruendo sommariamente la sua biografia accenna alle sue simpatie, giovanili e precedenti l’arresto italiano, per l’estrema sinistra ed in particolare per Victor Serge senza essere smentito dall’interessato. Inoltre, non si capisce per quale motivo non citare esplicitamente Moulin con il cognome consederato che la missiva non poteva essere intercettata dalla polizia politica … oppure sì?
Comunque sia, la lettera dimostra la profonda amicizia, seppere molto recente (Bassanesi era stato espulso dalla Svizzera solo nel dicembre dell’anno prima ed è difficile immaginare che possa aver consosciuto Ferrari in epoca prefascista oppure a Parigi nel primo periodo del suo espatrio) che lega lo scrivente all’aostano tanto da spingere quest’ultimo a confidenze personali e familiari riguardanti la sorella e i suoi conflitti interiori generati dalla difficile militanza.
Sul piano più politico, i rapporti tra i due sono caratteristici di una stagione dell’antifascismo quando, probabilmente a causa dell’isolamento e dell’impotenza dei fuoriusciti, gli steccati ideologici tra i diversi movimenti e partiti non erano ostacoli insormontabili.
Altrettanto significativa appare la risposta di Sturzo a Ferrari. Il presidente del Partito Popolare è chiaramente in apprensione per un’eventuale coinvolgimento della sua organizzazione attraverso Fossati (Fossati è il destinatario di una delle lettere consegnate da Bassanesi a Moulin). In questa sede non è possibile un’analisi della figura di Fossati per la quale è necessario un ulteriore approfondimento. Ciò nonostante, la preoccupazione di Sturzo è un’ulteriore segnale della prossimità delle varie componenti dell’antifascismo non comunista che, nel caso di Bassanesi, era agevolata dalla sua modesta politicizzazione compensata da un notevole rigore etico che non poteva dispiacere a dei dirigenti cattolici.

Estratto dell’intervista a Léo Moulin. Il rifeimento alla sua incarcerazione è situato alla fine dell’intervista (durata circa 5 minuti e peso circa 25Mb)

Giusto Milesi e la squadra d’azione “Cesare Maria De Vecchi” di Pont-Saint-Martin.

[Le immagini storiche inserite nel post sono tratte, salva altra indicazione,  da: "Quattro anni di Passione - 1919-1923" di Enrico Portino, Edizione Piemonte, 1935. Ringrazio il Centro Studi Piero Gobetti di Torini di avermi concesso la possibilità di fotografarle.]

[5]1

giunti ad un dato punto, con un rapido dietrofront ci portammo di corsa alla Casa del Popolo invadendola di sorpresa e distruggendo quanto vi era da distruggere. L’azione fu fulminea e nemmeno i carabinieri ebbero il tempo di accorrgersene. Nessun ferito, vennero denunciati all’autorità giudiziaria il comandante Corrado Corradini, commandante l’azione, il centurione Milesi Giusto, scrivente, comandante la squadra di P. San Martino e la centuria Ivrea- Aosta. Per l’intervento dell’On Devecchi non si ebbe luogo a procedura.

2a Casa del popolo – Donaz.

Da lungo tempo attendevo un’occasione propizia per fare un po’ di pulizia in piccolo paese, retto da un assessore anziano rosso fuoco. Quante volte si dovette intervenire per far esporre le bandiere tricolori!

Il ritorno da Verrès colla intera squadra me ne fornì l’occasione.

Giunti all’ingresso del paese, misi un uomo di guardia che ci salvasse dalla sorpresa dei RR. CC. ed entrai nel borgo ove, alla prima casa una vistosa targa con su «Casa del Popolo» stava ad indicare ove la marmaglia ubriacona di Donas si dava convegno per cantare Bamdiera rossa e l’Internazionale. Quattro manganellate un po’ ovunque fecero di quel luogo un cumulo di macerie. Gli squadristi, non ancora pratici di simili azioni, distruggono tutto senza badare a quanto potrebbe servire. Là esposta una